Perchè
POTENZIALI FATTORI DI SUCCESSO
ELEMENTI CHIAVE EMERSI DALL’ANALISI DEL CONTESTO
Carenze del sistema pubblico a volte inadeguate
Opportunità dalla programmazione UE
Opportunità del marketing etico e territoriale sostenibile
OBIETTIVI SPECIALI
CENTRO ECCELLENZA BORGHI SOLIDALI
La possibilità di essere tra i Leader nell’innovazione
di processo alla risposta di nuovo welfare e di marketing di prodotto etico permette di attirare e motivare insediamenti di qualità
Formazione sul campo
Scuola Genitori
Sperimentazione di processi
Welfare Generativo
Produzioni a Filiera Responsabile
Ricerca applicata
SALUTE E MALATTIA, DEMEDICALIZZAZIONE, DEOSPEDALIZZAZIONE.
UNA PERSONA E’ DISABILE SOLO SE L’AMBIENTE IN CUI SI TROVA GLI IMPEDISCE DI AGIRE PER RAGGIUNGERE GLI OBBIETTIVI MINIMI CHE QUESTA PERSONA PUÒ’ RAGGIUNGERE PER LA PROPRIA VITA E PER IL RAGGIUNGIMENTO DI UNO STATO DI BENESSERE.
Malattia e salute in “Enciclopedia della Scienza e della Tecnica” – Treccani
http://www.treccani.it/enciclopedia/malattia-e-salute_ (Enciclopedia_della_Scienza_e_della_Tecnica)/
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Che cosa è la salute? Verso una nuova definizione… | Partecipasalute.it
http://www.partecipasalute.it/cms_2/node/1766
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Salute – Wikipedia
https://it.m.wikipedia.org/wiki/Salute
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www.ias-artiperlasalute.it/IAS%20Articoli.php?id_d=582
http://www.ias-artiperlasalute.it/IAS%20Articoli.php?id_d=582
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Definizione, promozione, educazione alla salute
http://www.move-europe.it/Salute.htm
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VIVERE LE CONDIZIONI DI LIMITAZIONE CON UN GRADO DI BENESSERE GRAZIE ALLA CREAZIONE DI UN AMBIENTE FAVOREVOLE ALLA PERSONA
Benessere: Definizione e significato di Benessere – Dizionario italiano – Corriere.it
1 Stato di buona salute fisica e psichica, felicità: senso di b. interiore
2 Prosperità economica, agiatezza: vivere in condizioni di b. || società del b., quella occidentale, caratterizzata da agiatezza collettiva e un elevato reddito pro capite
Stile repressore e benessere: Il concetto di Benessere | Psicologia del Lavoro
Il concetto di benessere
“Benessere, qualità della vita, star bene, allegria, “benestare” o star bene, insegnamento del benessere, felicità, gioia. Sono tutti sinonimi
di quello che comunemente si chiama piacere” (Spaltro, 1995).
Significato di benessere
Benessere: quale il suo vero significato?
6 Nov, 2013 da Irenela
Il benessere (da ben – essere = “stare bene” o “esistere bene”) è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti dell’essere umano. La parola “benessere”, il cui senso nel passato coincideva essenzialmente con la Salute fisica, oggi ha man mano assunto un significato sempre più ampio, arrivando a coinvolgere tutti gli aspetti dell’essere (fisico, emotivo, mentale, sociale e spirituale).
Si è passati così al concetto di benessere globale che coinvolge non solo aspetti psico-fisici, bensì anche aspetti mentali, sociali e spirituali, dove più che il dato “oggettivo” di salute o malattia, diventa fondamentale lo stato di percezione personale della propria vita, grazie al quale è possibile incrementare il benessere anche in soggetti affetti da patologie e quindi non in salute. Tutto ciò, oltre che trovare una radice nel pensiero filosofico sia orientale, sia occidentale, trova recenti conferme anche in campo medico – scientifico.
Già nel 1948 l’OMS dichiarava infatti che la salute è qualcosa di più dell’assenza di malattia: è uno stato di completo benessere fisico, mentale e ambientale/sociale.
Solo pronunciare la parola “benessere” ci fa sentire meglio e fa affacciare alla nostra mente immagini e sensazioni positive:
rilassamento, tranquillità, cura, vitalità, salute, equilibrio, positività, affettività, pace, silenzio… La parola “benessere” assume, quindi, anche un significato soggettivo rispetto al quale non si possono fissare a priori criteri fissi, né si possono subordinare sentimenti e desideri del singolo individuo.
Benessere, Informazioni Area Benessere
I popoli dell’America Latina usano il termine “Benvivere” al posto di “Benessere” in quanto essi danno più valore alla qualità della vita, ai diritti, all’ambiente e non all’individuo. Valore da recuperare dato che dalle nostre parti il termine “benessere” è sinonimo di agiatezza sociale.
SALUTE = BENESSERE PSICO-FISICO GLOBALE (prima parte) – Più che Puoi
Il termine ben-essere indica una filosofia che vede gli individui come responsabili, attivamente coinvolti nel processo volto ad aumentare e migliorare la propria salute e non solo mantenerla (Bruhn 1988). Lo stato di salute così inteso assume soprattutto il senso di consapevolezza di sé (del proprio corpo, del proprio dialogo interiore, della qualità delle relazioni che intercorrono tra noi e l’ambiente) e autodeterminazione nell’intervenire consapevolmente per migliorare quegli aspetti della nostra vita che non ci soddisfano. Salute può voler dire:
– riuscire a portare a termine gli impegni nel miglior modo possibile per noi,
– riuscire a gestire i nostri progetti,
– sentirci parte di qualcosa avere uno scopo esistenziale,
– essere soddisfatti della nostra esistenza,
– avere competenze,
avere capacità di recupero….
…in poche parole essere quello che oggi si definisce “empowered”, cioè capaci di prendere il controllo della nostra vita, acquisire un ruolo attivo verso il nostro ambiente e la nostra esistenza e porsi davanti alle difficoltà con atteggiamento positivamente costruttivo, in modo da fronteggiare le situazioni anche quando appaiono stressanti e avverse.
Ben-essere e salute derivano perciò da tale senso di padroneggiamento degli eventi, dalla percezione della nostra auto-efficacia nella gestione del nostro progetto di vita e dalla nostra “elasticità” e disponibilità a cambiare quando le circostanze lo impongono. Dobbiamo imparare ad aumentare le nostre competenze e la capacità di far fronte ai problemi, agli eventi dolorosi e alle impreviste circostanze della vita per non rimanerne schiacciati.
Benessere – Nuovi Dizionari Online Simone – Dizionario Economico Indice B
Grado di soddisfazione dei bisogni (v.) degli individui.
Se la sua definizione è abbastanza agevole per quanto riguarda il singolo, numerosi problemi presenta il concetto di benessere sociale o collettivo.
BENESSERE PSICOFISICO
LE VARIABILI DEL BENESSERE
Concorrono principalmente al benessere:
IL RAPPORTO CON L’AMBIENTE ESTERNO
LO STUDIO DEGLI SPAZI
IL CLIMA INTERNO
I MATERIALI
INSONORIZZAZIONE
I CAMPI ELETTROMAGNETICI
LA LUCE
Il benessere psicologico
Oggi si è oramai passati ad un modello “biopsicosociale” abbandonando definitivamente il modello “biomedico”. Il primo è un modello riduzionistico che ritiene la malattia una variabile indipendente da quella sociale, tuttavia tale modello considera la malattia come deviazione dalla norma di variabili biologiche misurabili (Zani, B., Cicognani, E. 2000).
Questa concezione, essendo prettamente biologica, non è orientabile alla prevenzione, dato che quest’ultima tenta di incidere sulle credenze, sui comportamenti, sugli atteggiamenti di salute facendo leva sulle capacità del soggetto (concepito come agente attivo) (op. cit.). Il modello “biopsicosociale” è invece il modello che più si presta all’idea di prevenzione e di promozione della salute. Esso è, infatti, un modello di impostazione chiaramente sistemica, che prende in osservazione diversi livelli di interpretazione della salute (aspetti biologici, aspetti psicologici, aspetti sociali) e che li integra in un’ottica sempre più multidisciplinare.
Inerentemente alla prevenzione e promozione della salute risulta fondamentale il passaggio avvenuto negli anni Ottanta dall’Health Protection all’Health Promotion. Questi concetti vanno opportunamente distinti: infatti l’Health Protection consiste nel salvaguardare il maggior numero possibile di persone dalle minacce che potrebbero attentare alla loro salute (Glasgow, R. E., Terborg, J. R. in Avallone, F., Paplomatas, A. 2005); l’Health Promotion sta nel portare le persone a compiere scelte ragionate che migliorino la loro salute fisica e mentale (ibidem).
É autoevidente la portata innovativa di questo passaggio: il soggetto diventa garante e promotore attivo della propria salute; si passa dal prendersi cura del danno al prendersi cura della salute, dello star bene.
Proprio riguardo quest’ultimo termine dobbiamo ricordare quanto sottolineato da Spaltro (1995: p. 14): «vale la pena soffermarsi un poco sulla differenza tra benessere e benestare, che in spagnolo è più chiara tra bien ser e bien estar. Il benessere è un modo di pensare, un costrutto mentale, mentre il benestare è un modo di agire, un comportamento. Il benessere è un target, un trend, una mission, termini inglesi per dire un obbiettivo, un’utopia che verrà, mentre il benestare un comportamento, qualcosa che già c’è, o che sta esistendo adesso (ibidem)».
Sebbene il benessere guardi a qualcosa di soggettivo, che è dunque all’interno della persona, ed invece il benestare guardi prettamente a elementi esteriori all’individuo (ad esempio lo status socio- economico) e quindi più oggettivi, entrambi non possono esser considerati l’uno in maniera avulsa dall’altro. Ciò infatti significherebbe compiere un passo indietro, tornare a modelli non olistici, non integrati
SALUTE VS. MALATTIA VS. BENESSERE VS. FELICITÀ VS. ABILITÀ
Che cos’è la salute? – Raccontare la salute
SALUTE E MALATTIA
La grande scienza. La biomedicina e le sue basi epistemologiche
Sullo sfondo di riflessioni che definivano la salute come la condizione che rende possibili le relazioni umane e il compimento del potenziale umano individuale (Seedhouse 1986), è emerso un punto di vista che fa riferimento all’olismo e all’analisi ecologica e sociologica e che definisce la malattia e gli altri concetti medici negativi nei termini di quegli stati che verosimilmente possono ridurre la salute. Al centro di questo approccio c’è l’idea di ‘benessere umano’ e il concetto che l’essere umano è una persona attiva che vive in una rete di relazioni sociali. Le caratteristiche prese in esame sono le sensazioni di benessere e sofferenza e, quindi, la capacità di portare a termine le azioni necessarie o desiderate per condurre la propria esistenza quotidiana. Una persona è dunque in salute se nelle circostanze della vita comune è in grado di perseguire gli obiettivi che sono per lei vitali; per converso è malata se non è in grado di perseguire tali scopi, o può perseguirli solo in parte (Nordenfelt 1993).
http://www2.units.it/eserfilo/art409/sforza409.pdf
LA QUESTIONE DELLA CURA FRA PSICOANALISI E CONSULENZA FILOSOFICA
Concetto di salute
concetto di salute e prevenzione
http://www.ausl.fo.it/portals/0/eventi/2006/bedeschi_23-05-06.ppt
dal rapporto ambiente/salute al rapporto benessere/salute
Salute – Wikipedia
OMS
http://www.ias-artiperlasalute.it/IAS%20Articoli.php?id_d=582
In Italia, possiamo avere un esempio di disposizione legislativa nell’articolo 32 della Costituzione che sancisce la tutela della salute come un fondamentale diritto dell’individuo ed interesse della collettività, accogliendo i principi dell’ OMS nella legge n° 833 del 1978 la quale, in fatto di promozione della salute, definita chiaramente fisica e psichica, sottolinea l’importanza della prevenzione come supporto al benessere generale dell’individuo e sostiene inoltre la necessità di formare una “moderna coscienza” di cura della salute sulla base di una adeguata educazione del cittadino e della comunità. E’ interessante a questo proposito segnalare che, dallo stesso anno in poi, si siano aperte in Italia altre ipotesi per il miglioramento della salute con nuove figure professionali quali gli operatori delle discipline naturali.
MALATTIA (definizione della Parola) – Benessere = SALUTE (definizione)
Definizione della parola Benessere = Salute
Il Benessere (da ben – essere = “stare bene” o “esistere bene”) è uno stato che coinvolge tutti gli aspetti quotidiani dell’essere umano.
Nel 1986 la definizione di Salute dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), passa da “Uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non meramente l’assenza di malattia o infermità”, al “Grado in cui un individuo o un gruppo è capace, da un lato, di realizzare aspirazioni e soddisfare bisogni; e, dall’altro modificare l’ambiente, valorizzando le risorse sociali e personali, cosi come le capacità fisiche.”
Il concetto di “Salute” si e’ arricchito di un significato che oltre ad essere quello di una l’assenza di “malattia” o malessere, oggi equivale ad uno “stato di completo benessere, fisico, mentale, psichico, sociale per ottenere la propria ed altrui serenita’ “, come obiettivo e risorsa da mantenere o raggiungere ogni giorno.
Citando ancora l’OMS, “Le competenze individuali (Life Skills), sono abilità che consentono di trattare efficacemente le richieste e le sfide della vita quotidiana, sono dunque abilità di vita fondamentali in ogni processo di adattamento umano.”
Assecondare bisogni, stabilire obiettivi ed incrementare le competenze necessarie per raggiungerli, rappresentano modalità efficaci per il Benessere personale e collettivo, ricordando che il benessere collettivo lo si raggiunge e lo si mantiene SOLAMENTE quando i singoli individuo che la compongono stanno e vivono in uno stato di benessere e Salute totale.
Lo stato che dovrebbe tutelare la salute come recita la Costituzione Italiano, fino ad oggi ha fatto di tutto per IMPEDIRE questo stato di serenita’ essendo colluso con l’industria, chimica, farmaceutica, alimentare, ecc., favorendo e NON impedendo l’inquinamento di terra, aria, ed acqua da parte delle industrie inquinanti, specie di quelle che “contano”…..!
Il concetto di salute e malattia
Un concetto globale di salute: Dimensione fisica: aspetto fisiologico del nostro organismo Dimensione psichica: capacità di pensiero, di astrazione, di coerenza Dimensione emotiva: capacità di riconoscere ed esprimere in modo appropriato le nostre emozioni, riuscendo a controllare il nostro equilibrio quotidiano tra euforia e depressione Dimensione relazionale: capacità di avere e mantenere relazioni con i propri coetanei, con il proprio gruppo di appartenenza Dimensione spirituale: libertà di praticare il proprio credo religioso, e il proprio sistema di valori e di scelte comportamentale Dimensione sociale: in un contesto di degrado, di sottosviluppo, di oppressione, di razzismo, di deprivazione, cioè in una società malata, non si può stare bene.
FILOSOFIA DELLA MEDICINA
6 CONCETTO DI MALATTIA
6.1 GEORGES CANGUILHEM, LENNART NORDENFELT
La teoria patologica proposta da Paracelso si presenta come una singolare dottrina che comprende elementi naturalistici ed extranaturalistici, assemblati in un insieme fantastico e spesso incoerente. Nonostante ciò, la dottrina patologica dl Paracelso ha rappresentato una rottura con la tradizione dando vita a concetti che sarebbero stati ripetutamente ripresi circa un secolo più tardi da un celebre medico inglese, Thomas Sydenham (1 624-1689). Poiché gli organismi subiscono di continuo dall’ambiente le più varie influenze, sono costretti a reagire e si oppongono alle modificazioni esterne: “Ragionevol cosa è il credere, non altro essere la malattia, che un vigoroso sforzo della natura per scacciare la materia morbosa e con ciò ricondurre a salute il malato”.
Un posto speciale occupa Georges Canguilhem (1904-1995). Filosofo e storico della scienza francese, dopo essersi laureato in filosofi e in medicina, ha insegnato alla fa di Lettere di Strasbourg. Allievo dì Gaston Bachelard (1884-1962). Nel 1955 è succeduto a questi sulla cattedra di Storia e Filosofi delle scienze della Sorbona, dove ha diretto fino al 1971 l’Istituto per la storia della scienza. Aveva affrontato già nella sua tesi di dottorato, nel 1943 il problema delle definizione del normale e del patologico: Le normal et le pathologique (1966), Nel 1971 con La connaissance de la vie.
La riflessione epistemologica di Canguilhem si distacca notevolmente da quella che veniva considerata l’autentica filosofia scientifica: il neopositivismo. Canguilhem sì muove all’interna della tradizione epistemologica francese (Meyerson, Poincaré, Duhem, Bachelard) e riteneva che, avendo anche la scienza una sua storia, lo strumento adeguato per le indagini filosofiche sulla scienza dovrebbe essere la storia della stessa scienza, cioè la riflessione sul pensiero scientifico contemporaneo.
Si chiede ancora Canguilhem se “fisiologia e patologia si confondono e sono una sola e medesima cosa, era necessario dedurre che la vita è identica a se stessa nella salute e nella malattia?”, che il fatto patologico non è percepibile a livello della totalità organica, ma a livello della totalità individuale cosciente. Essere malato significa a tutti gli effetti, vivere un’altra vita, anche nel senso biologico del termine”.
Questa tesi trova appoggio nella concezione di René Leriche (1879-1955), di cui Canguilhem riporta I’affermazione che “la salute è la vita nel silenzio degli organi”, lo stato di salute è “l’inconsapevolezza del proprio corpo”. Tale modo di concepire la salute porta con sé una modificazione della stessa idea di malattia; quest’ultima, infatti, è la definizione della malattia che dà il malato, e non quella che dà il medico. Per Leriche è la malattia del paziente che costituisce “il concetto adeguato della malattia, in ogni caso più adeguato del concetto dell’ anatomo-patologo”.
Canguilhem è approdato a un nuovo concetto di salute e di malattia. “In filosofi si intende ogni giudizio che consideri o qualifichi un fatto in relazione a una norma. Ma questo tipo di giudizio è in fondo subordinato a quello che istituisce delle norme. È normativo in senso stretto ciò che istituisce delle norme. Ed è in questo senso che noi proponiamo di parlare di una normatività biologica.“; conclude Canguilhem, allora “per un vivente il fatto di reagire con una malattia a una lesione, a un’infezione, esprime il fatto fondamentale che la vita non è indifferente alle condizioni nelle quali essa è possibile, che la vita è polarità e proprio per questo, istituzione inconscia di valore; in breve, che la vita è di fatto un’attività normativa.”, “È quindi la vita stessa, e non il giudizio medico, che fa del normale biologico un concetto di valore e non un concetto di realtà statistica”.
Queste considerazioni hanno portato il filosofo francese a rifiutare il normale e l’anormale attraverso lo studio delle frequenze statistiche relative dei caratteri in una popolazione. Egli rileva che il termine salute ha due sensi diversi: come un concetto descrittivo, oppure come un concetto normativo che definisce un tipo ideale di struttura organica e di comportamento fisiologico. Norma e media appaiono come due concetti inseparabili, e il medico tende a riportare il primo al secondo, mentre dovrebbe riportare la media alla norma.
Già Adolphe Quetelet, studiando le variazioni dei vari caratteri anatomo-fisiologici come la statura, sì era convinto che le variazioni individuali non fossero espressione delle leggi del caso, non sistematicamente orientate, ma esprimessero l’esistenza di un tipo umano (al quale egli aveva dato il nome di uomo medio), segno incontestabile di una regolarità dotata di un senso ontologico, cioè di una norma: “Nella specie umana, scrive Canguilhem, un tratto umano non sarebbe normale in quanto frequente, ma frequente in quanto normale, vale a dire normativo in un genere di vita dato “.
Questa concezione dei fenomeni vitali ha portato il filosofo francese a ritenere che la salute consista nell’imporre la propria norma in quella e in altre situazioni possibili. Chi è normale è anche capace di “tollerare infrazioni alla norma abituale e di istituire norme nuove in situazioni nuove. La salute, insomma, è caratterizzata da un margine di tolleranza di un organismo nel confronti delle variazioni dell’ambiente. La malattia, invece, non può essere detta anormale in senso assoluto ma relativamente a una situazione determinata”.
Canguilhem propone, pertanto, una concezione della normalità e della malattia diversa: La salute e la malattia non hanno direttamente a che fare con la struttura di un tessuto e/o con i valori numerici delle varie funzioni fisiologiche propri dei soggetti “sani”. Poiché l’ambiente cambia in continuazione, ogni situazione specifica, impone norme differenti tutte normali. Poiché “una norma di vita è superiore a un’altra quando rende possibile ciò che quest’ultima consente e ciò che essa impedisce. […] la malattia non è data dall’assenza di norma, ma dalla presenza di una norma inferiore incapace di trasformarsi in una norma diversa”.
Per Canguilhem, la malattia non è mai la malattia di una parte del corpo ma sempre malattia dell’organismo intero. Quindi, si dà malattia soltanto del tutto organico. E il giudizio medico non può risolversi nel giudizio del patologo, ma deve sempre fare riferimento a un giudizio clinico olistico.
La situazione, ha subito una brusca evoluzione quando, nel 1948, l’Organizzazione Mondiale della Sanità presentò una propria definizione della salute in questi termini:
<>.
In tale accezione la salute non è più speculare alla malattia, ma costituisce una condizione complessa della vita umana, identificato con quello stato ideale che viene chiamato felicità.
Così, mentre i patologi generali e gli anatomo-patologi hanno continuato a restare legati a una concezione puramente biologica dei concetti di salute e di malattia, molti altri studiosi hanno proposto e difeso definizione che sì allontanavano sempre più da queste due condizioni. In realtà, molte delle condizioni, di cui si occupa la medicina, non sono classificabili entro le categorie della patologia, ma costituiscono stati in cui il benessere delle persona viene ridotto. Basterà pensare a casi come la balbuzie, il sonnambulismo, l’omosessualità (?), l’inclinazione al gioco d’azzardo, la gravidanza, il prurito, la menopausa, la polidattilia, l’ipertrofia mammaria, il labbro leporino, l’induratio poenis plastica o l’ittero di Gilbert .
Ha portato un contributo particolarmente importante alla definizione del concetto di salute il filsofo della medicina Lennart Nordenfelt, allievo del filosofo analitico John Mackie (1917-1984), insegna Filosofi della medicina e Assistenza sanitaria nell’Università di Linkoping, in Svezia.
Il maggiore studioso che ha aderito a questo concetto di salute è stato Christopher Boorse, il quale ha proposto una concezione teleologica dell’idea di salute e dì malattia. La biologia presuppone un progetto di specie dal quale si può inferire la nozione di salute: “Il progetto di specie che emerge dall’investigazione statistica è un ideale empirico”, Pertanto, “le malattie sono stati interni che interferiscono con funzioni del progetto di specie”. “Una persona malata a distinguerla dalla persona sana, è il fatto che essa non è in grado di far fronte a tutti i tipi di situazione standard”.
Questa teoria è chiaramente valutativa se applicata in ambito scientifico va incontro ad alcune serie difficoltà. Nordenfelt ha avanzato invece il suo concetto chiave: quello di benessere che equivale al concetto di felicità. “A è sano –sostiene Nordenfeit –se, e solo se, date circostanze standard nel suo ambiente, è in grado di conseguire quegli scopi che sono condizione necessaria e sufficiente perché egli raggiunga un minimo di felicità”; “una persona è sana se, e solo se (date certe condizioni ambientali standard), ha la capacità di secondo ordine di conseguire i suoi scopi vitali.“, “bisogni non vengono più finalizzati alla sopravvivenza, come avveniva per Boorse, ma alla felicità”. Nel concetto di salute proposto da Nordenfelt si può parlare sia di salute come uno stato assoluto, sia di salute come concetto dimensionale. In quest’ultimo caso, di salute ottimale e di salute minimale. La concezione olistica comprende sia quella che, abitualmente, viene chiamata la salute fisica la salute mentale. La concezione di Nordenfelt comporta anche un’idea della malattia, “una malattia o una menomazione, quando compaiono in S, tendono a causare in lui qualche Incapacità in ordine al conseguimento di uno o più dei suoi scopi vitali”; “M è un tipo di malattia nell’ambiente A se, e solo se, M è un tipo di processo fisico o mentale che, quando ricorre in una persona P in A, ha un’elevata probabilità di causare infermità in P”. La concezione della salute come benessere ha conseguenze epistemologiche, sociale e politiche. Essa sottrae il concetto della salute all’ambito della biologia e della medicina e contiene un riferimento essenziale a un ambiente e, al suo interno, a una società”. La nozione di salute e ovviamente anche quella di malattia cessano, nella prospettiva dì Nordenfelt, di essere concetti medici e divengono nozioni determinate dalla società, e pertanto diverse nelle differenti società.
6.1.2.2 Salute e valore.
Whitbeck. La sua nozione di salute è valutativa nel senso più forte del termine, mentre malattia è valutativo solo se è usato “in un senso che ha a che fare con le capacità”.
La posizione di Pörn è meno chiara. La valutazione della salute ha a che fare con i “valori” e dipende da un “sistema di idealità, il profilo degli scopi di una persona è un esempio di sistema di idealità. Una persona è sana se le sue capacità sono adeguate ai suoi scopi, le malattie vengono considerate anomalie in relazione al la limitazione del repertorio di una persona e a comprometterne in tal modo la salute. Pörn non fa una distinzione tra salute e malattia dal punto di vista dei valori. Secondo Whitbeck, dire che X promuove il conseguimento di uno scopo, significa darne una valutazione positiva. La sua capacità è un bene, anche la sua salute deve essere un bene. Ma nell’ottica di Pörn la salute non si identifica con una capacità, ma è una relazione tra capacità, scopo e circostanza.
Teoria degli scopi soggettivi (TSS). Ora a una valutazione preliminare i questa teoria della salute, per considerare una teoria unificata, si dirà: A è in salute se, e solo se, in presenza di circostanze standard, ha la capacità di conseguire almeno quegli scopi che lui stesso si è dato; non è in salute se, e solo se, è incapace di realizzare uno qualsiasi degli scopi che si è dato.
La TSS non può essere valida per tutte le applicazioni dei termini “salute” e “infermità”. Non si può dire che una pianta sana è quella capace di conseguire gli scopi che si è data. Raccogliamo le conclusioni principali interpretazione degli scopi vitali dell’uomo.
TSS Svantaggi. La nozione di bisogno risulta legata ai concetti di sopravvivenza e di salute. Non si può usare il concetto di salute per definizione la salute. Se il bisogno viene concettualmente collegato alla sopravvivenza, si dovrà eccepire che l’uomo ha scopi vitali che vanno ben oltre la sopravvivenza.
Di conseguenza, suggerirò una concezione della salute che si diversifica da quelle avanzate dalla teoria dei bisogni e dalla TSS, ma che conserva, elementi importanti di entrambe. È costituita dal concetto di benessere che, nel caso degli umani, equivale a quello di felicità. La felicità va quindi intesa tecnicamente come un concetto tecnico che copre un’area vasta di significati.
Essere sani, quindi, significa avere la capacità di conseguire gli scopi che sono condizione necessaria e sufficiente per un grado minimale di felicità. Ciò non implica né che la salute è condizione sufficiente per la felicità in quanto la capacità di conseguire i propri scopi vitali non implica che li si consegua effettivamente; né e condizione necessaria per la felicità in quanto gli scopi possono essere conseguiti grazie a qualcun altro. La teoria della salute come benessere può considerarsi un modo nuovo per specificare gli scopi dei bisogni cioè, i bisogni non vengono più finalizzati alla sopravvivenza e alla salute, ma alla felicità.
Un’analisi concettuale non può stabilire una volta per sempre quali siano gli scopi vitali della salute. La valutazione non è un compito che possa essere affidato al caso. In secondo luogo, le valutazioni non scaturiscono dal nulla, emergono da uno sfondo sociale. In terzo luogo [. ..] elaborando delle leggi in campo sociale e medico, lo Stato
dichiara che cosa considera desiderabile e dice quali sono i livelli minimi di benessere che è disposto a tollerare senza intervenire. In quarto luogo c’è un uso secondario dei termini “salute” e “infermità” che è quello di cui ci avvaliamo quando attribuiamo la salute a qualcuno sulla base di uno standard precedentemente deciso. O presupponiamo un concetto tecnico, o facciamo dipendere il nostro giudizio dal giudizio della società sui limiti minimi di felicità, così applichiamo degli standard teorici stabiliti da altri, che sono i valutatori primari.
Quali conclusioni trarre da questo elenco di dimensioni della felicità? La felicità ha un limite?
In teoria un uomo può essere soddisfatto, nel senso che ha realizzato tutti i suoi desideri. La completezza può riguardare anche la dimensione delle durata. Per dimensioni come ricchezza e intensità I limiti, che ci sono, sono psicologici e individuali. Una seconda conclusione è la seguente: in tutte le dimensioni esiste, un grado minimo di felicità, al di sotto del quale non è possibile parlare di felicità.
Si è osservato che l’oggetto formale delle felicità come emozione è il conseguimento degli scopi del soggetto. Questa mette in luce un legame tra salute e felicità. La salute è, grosso modo, la capacità della persona di conseguire i propri scopi. La felicità (come emozione) è uno stato che insorge in conseguenza del conseguimento dei propri scopi. La salute, quindi, è un importante fattore di felicità.
Questa scoperta costituisce un problema teorico. Siamo ancora alla ricerca di una definizione di scopo vitale. Ci siamo imbarcati in un circolo vizioso?
No, possiamo trarre una conclusione, la felicità non dipende solo dalla salute, occorre che il corso degli eventi sia favorevole ai progetti e agli obiettivi del soggetto. La mia risposta è che la salute è condizione di un grado minimale di felicità da parte del soggetto. Gli scopi vitali di una persona costituiscono l’insieme degli obiettivi il cui conseguimento è condizione necessaria e sufficiente di un grado di felicità minimale. Gli scopi vitali, quindi, costituiscono un sottoinsieme degli scopi di una persona. I rapporti tra concetto di salute e concetto di felicità: si è in salute se, e solo se, date circostanze standard, si ha la capacità di conseguire i propri scopi vitali, cioè l’insieme degli scopi il cui conseguimento è condizione insieme necessaria e sufficiente per la propria felicità minimale.
Questo rapporto ammette che una persona sana non consegua una felicità minimale e che una persona malata sia molto felice. Una persona in perfetta salute può scegliere di non realizzare la propria felicità. D’altro canto, una persona malata può conseguire un grado di felicità superiore a quello minimale. Salute e felicità, insomma, non stanno necessariamente insieme.
La salute di un soggetto non può essere desunta da un’ analisi dei dettagli anatomici e fisiologici del suo corpo. Ma che rapporto c’è tra la nozione di salute e i concetti tipici delle medicina e della nosografia? Che rapporto hanno termini come “malattia”, “menomazione”, “lesione” e “difetto”, tutti insieme sotto la comune etichetta di patologie, con la salute e l’infermità?
Una malattia, una menomazione causano qualche incapacità in ordine al conseguimento di uno o più dei suoi scopi vitali. l’idea di fondo naturalmente è che le malattie non sempre causano infermità. Presupposto di una scienza generale delle malattie è che essa si occupa di tipi di entità le cui ricorrenze per lo più hanno come conseguenza l’infermità. La natura degli scopi vitali può variare da individuo a individuo tra le varie culture ci sono alcune differenze. D’altro canto, però, molte patologie sono tali da compromettere l’esecuzione di quasi tutti i tipi di attività. Tali patologie incidono sulle condizioni generali di espletamento di tutte le azioni di base.
A questo punto suggerisco la seguente nozione di malattia: <>. Quindi:
una malattia è un processo fisico o mentale che tende a compromettere la salute.
una menomazione è uno stato che tende a compromettere la salute.
una lesione è un cambiamento causato dall’esterno, che tende a compromettere la salute.
un difetto è uno stato congenito fisico o mentale che tende a compromettere la salute.
Abbiamo già adottato un uso generale del termine “infermità” quale npn- salute come da Pörn. Dire che una persona è inferma, significa dire che non è sana. E lo stato di salute ammette gradi, lieve o grave. Lo stato di salute può essere tra assoluto o minimale.
Dunque, il termine “malattia” si riferisce alla base psicofisica di un’incapacità, mentre “infermità” si riferisce ai vari tipi di incapacità che ci sono. Il concetto generale di “infermità” può essere usato per combinare insieme un certo numero di incapacità in un insieme di sintomi (o sindrome). La concezione delle patologie presentata qui ci impone una riconsiderazione del concetto di salute.
TEMPI DEL PROGETTO E PUNTI CARDINE

